Sentirsi bloccati o confusi non è un fallimento: è parte naturale del percorso di crescita. In questo articolo condivido la mia esperienza personale e il perché i momenti di caos, di dubbio e di tentativi andati a vuoto non sono tempo perso, ma passi preziosi che ci conducono verso la chiarezza e l’identità che stiamo cercando.

La mia storia: il caos di una strada ancora da tracciare
Non mi sono mai piaciuti i social media. Non ho mai avuto il desiderio di raccontare pubblicamente la mia vita, di condividere ogni dettaglio con gli altri. Ho sempre usato i social per seguire chi poteva insegnarmi qualcosa, chi condivideva parole o strumenti capaci di nutrirmi. Non mi sono mai interessata a dove una persona sconosciuta avesse passato le vacanze, a chi si fosse sposato o avesse cambiato l’ennesimo partner.
Eppure, qualche mese fa, ho scelto di aprire una pagina Instagram. Per me è stato un salto enorme, perché dietro a quella scelta c’erano due grandi ostacoli: il mio pregiudizio verso i social e la mia paura delle opinioni altrui.
Con il blog mi sento a casa: lì ho trovato la mia voce, il mio stile, il mio ritmo. Le parole scorrono come se arrivassero da un luogo che conosco bene. Ma su Instagram è stato tutto diverso.
All’inizio mi sono buttata con entusiasmo, poi è arrivata la frustrazione. Cambiavo font e colori ogni due giorni, convinta ogni volta di aver trovato finalmente l’identità giusta, salvo poi non riconoscermici più il giorno dopo. Guardavo il mio profilo e mi sembrava un mosaico incoerente: un insieme di tentativi slegati, come pezzi di puzzle che non appartenevano allo stesso disegno.
Quella sensazione la conosco bene, perché è ancora la mia compagna di viaggio oggi. A volte mi sento in grado di esprimermi, altre volte mi sembra di non sapere chi sono. È un continuo provare e cancellare, cercare e perdere la direzione.
Anzi, a dire la verità, il primo profilo che avevo creato non esiste più. In un momento di sconforto ho cliccato davvero “elimina profilo”, pensando che fosse meglio chiudere tutto piuttosto che mostrare al mondo la mia confusione. Poi, dopo qualche tempo, ne ho aperto uno nuovo, con la stessa speranza e lo stesso timore.
E ancora oggi sono lì: in bilico tra la voglia di esprimermi e la tentazione di mollare, tra il desiderio di trovare coerenza e la consapevolezza che la coerenza nasce solo dopo tanti tentativi. Ho iniziato a intuire che questa confusione non è un errore: è il percorso stesso.
Ho capito che non fa niente se adesso tutto sembra incoerente.
Non devo avere già le risposte, né sembrare già ‘risolta’.
Ho fiducia che passo dopo passo, e magari dopo qualche pessimo post,
pezzo dopo pezzo troverò la mia identità.
E forse riderò guardando indietro, pensando a quanto mi prendevo sul serio.
Ma in quel momento saprò che, tra errori e inciampi,
ero sempre io che mi stavo costruendo.
Il valore nascosto della confusione
Sentirsi bloccate o confuse non è un segno che stiamo fallendo. Al contrario, è il segnale che stiamo cercando una strada nuova.
La confusione è come la nebbia. Cammini immersa e non vedi la meta. A volte non vedi nemmeno il passo successivo. Ma se resti ferma, la nebbia non si dirada. Se invece decidi di muovere un piede alla volta, piano piano la strada si rivela, come svelata dalla luce del giorno.
Il blocco, il caos, i mille tentativi non sono deviazioni. Sono parte della strada che ci conduce a noi stesse.
Non sei sola: la confusione è universale
Questi momenti li attraversiamo tutte, anche se per ragioni diverse.
- C’è chi resta anni in un lavoro che non ama, incapace di lasciare la sicurezza dello stipendio.
- C’è chi resta in una relazione spenta per paura di restare sola.
- C’è chi ha mille progetti nel cassetto ma non riesce a scegliere da quale cominciare, e resta immobile a metà.
E la storia si ripete: ci sentiamo sbagliate perché non abbiamo chiarezza, perché non sappiamo con certezza dove andare. Ma la chiarezza non arriva dall’immobilità: arriva dal movimento, dal provare, dal rischiare.
Gli errori che aprono la strada
Spesso pensiamo che ogni errore sia un fallimento, una prova della nostra incapacità. Ma se guardiamo meglio, la storia è piena di esempi che dimostrano il contrario.
Thomas Edison, prima di inventare la lampadina, fece migliaia di tentativi. Quando gli chiesero se non si sentisse un fallimento, rispose che non aveva fallito nemmeno una volta: aveva solo trovato migliaia di modi in cui non funzionava. Ogni tentativo era stato necessario per arrivare alla soluzione.
James Dyson, l’inventore del celebre aspirapolvere, costruì oltre cinquemila prototipi prima di arrivare al modello giusto. Ognuno di quei tentativi “falliti” era in realtà un passo verso il successo.
E se fosse lo stesso per noi? Se i tentativi che oggi giudichiamo inutili fossero in realtà mattoni indispensabili per costruire la nostra strada?
La confusione come palestra interiore
La verità è che ogni tentativo, anche incoerente, ci avvicina a ciò che siamo. È proprio attraverso il caos che impariamo a riconoscere la nostra voce, perché tutto ciò che non è autentico cade da solo.
È come l’artista che sporca decine di tele prima di trovare lo stile che lo rappresenta davvero. O come il bambino che cade cento volte prima di imparare a camminare: non considera quei tentativi caduti come fallimenti, ma come passaggi necessari.
Così la confusione diventa la nostra palestra interiore. Ci allena alla pazienza, al coraggio, alla fiducia. Ci insegna che non possiamo controllare tutto, ma possiamo continuare a muoverci.
Conclusione
Se credi in ciò che fai, non mollare. Non giudicarti quando ti senti bloccata. Non pensare che la confusione sia un ostacolo. È parte del viaggio.
La chiarezza non arriva all’improvviso come un lampo, ma si costruisce un tentativo dopo l’altro. Ogni volta che sbagli, ogni volta che cancelli, ogni volta che ricominci, ti stai avvicinando al disegno che ancora non riesci a vedere.
Non sei un fallimento: sei una sperimentatrice. Ogni passo, anche incerto, è un passo verso te stessa.
Un giorno ti volterai indietro e scoprirai che proprio la confusione, il caos, i momenti in cui volevi mollare, erano il terreno fertile che ti stava portando alla tua verità.
Nella confusione si nasconde la certezza che cerchi. Cammina, anche se non vedi la strada.
Un abbraccio.

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